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Lettera pubblicata in "POP LIFE 2004" (in giallo ho segnato il mio intervento di risposta):
280904
lettera aperta a giulio mozzi
Giulio
decido di scrivere a caldo una serie di cose, senza aspettare che il mio lato saturnino vada a dormire. la rabbia è una sensazione sensata, anche se ormai desueta, sia negli ambiti borghesi [di fatto sempre poco predisposti alla rivolta e al rinnovamento] che in quelli di cui si disquisiva a pn pochi giorni fa, ovverosia i blog, i diari in rete. la rabbia non sembra avere grande parte nel racconto di sé. chissà, probabilmente, nonostante le buone ragioni che ci sarebbero, ci siamo dimenticati come essa sia stata una componente integrante degli impulsi umani, e come sarebbe preziosa in molte circostanze.
[Rabbia? Non mi sembra che sul calendario degli incontri per domenica ci fosse scritto “Bloggers schiumanti: i blog e la rabbia”.]
parlo di rabbia culturale, e non di squallidi sbotti violenti da tifosi allo stadio [sia chiaro, sono io stessa tifosa ed amo il calcio ma questa è un'altra storia] o di azioni irrispettose, radicali e reazionarie da cui siamo ormai tristemente circondati.
rabbia significa [significherebbe] uscire dalla passività culturale.
[E come uscirne ragazza mia? anche il gioco del calcio, gli stadi, il divertimento, le discoteche, i cinema, la televisione, i libri, se vogliamo metterla su questo piano, sono forme di controllo di massa: spiana-cervelli. Quindi come uscirne, se ci siamo dentro fino al collo tutti nella merda? Come uscirne, quando la memoria collettiva è la vera vittima?]
non volevo prenderla così alla larga in verità, solo appoggiare qui per te alcuni pensieri sulle due ore faticose trascorse a pordenone durante l'intervento dedicato ai diari di cui sei stato -se non sbaglio- curatore.
non mi pronuncio sulla prima parte perché di fatto è stata una presentazione di autori e di progetti [priva peraltro di un qualsiasi interazione tra il pubblico degli uditori e coloro che sedevano sul palco...] - ma per ciò che riguarda la seconda ora, dedicata alla lettura dei titolari di blog, non posso trattenermi dall'esprimere la mia irritazione.
[Qualche moscerino negli occhi? Forse è stato quello. Oppure hai mangiato qualcosa cui sei allergica... è più facile attaccare i pesci piccoli, comunque, che prendersela con quelli grossi.]
l'interesse per i diari mi accompagna da molti anni e quindi è comprensibile che mi abbia incuriosita l'intervento programmato in merito all'interno della rassegna pordenonese. devo aggiungere che è piuttosto difficile che io mi alzi e me ne vada prima della fine di un evento, per la speranza sempre viva che qualche cosa di magico succeda, che mi si rivelino aspetti preziosi in grado di sovvertire le prospettive.
[Hai ragione. Io mi sono pure scordato di portare il cilindro con il coniglio e le colombe bianche. Vuol dire che il coniglio me lo ingollerò domani in fricassea; le colombe chissà... Non credo fosse quello l’intento, comunque. Non certo stupire, ma mostrare, ordinare l’ordinario, senza nessuna pretesa barocca di meravigliare.]
ma domenica pomeriggio [avrei voluto in realtà ascoltare garlini leggere alcune pagine del suo palomar] non ho saputo resistere, mi è toccato un supplizio non da poco, a dover ascoltare giovani ragazzi su un palco leggere parole del tutto insignificanti e private di quel minimo di significanza residua da una lettura inascoltabile.
[Non capisco perché allora tu sia venuta lì, piuttosto che andare da Garlini. Ah, la psiche umana, che desidera sempre ciò che non vuole!]
non sono arrabbiata con loro, che anzi hanno suscitato in me simpatia e tenerezza, per la semplicità con cui hanno affrontato la cosa e l'umiltà nel presentare le loro note quotidiane. lo dico a te, in quanto curatore, a difesa di un pubblico che ha il diritto di ricevere qualche cosa di buono, ha diritto alla qualità.
[In poche parole: ce l’hai con noi, poveri bloggers senza qualità (aggiungerei anche: braccia tolte all’agricoltura).]
pur avendo aperto e curato due blog su splinder [anche se a dire il vero il mio primo diario su livejournal risale al 2001] - blog chiusi questo inverno per una serie di ragioni che ora sarebbe troppo lungo spiegare- non sono una grande letterice in rete. seleziono molto, il più possibile, dato che il tempo è poco e prezioso, e di letture buone da affrontare sulla carta ce ne sono sempre molte che restano indietro.
[Brava! Davvero ammirevole!]
quello che so per certo, è che in rete di validi esempi di scrittura ce n'è. non molti ma alcuni, che sarebbero stati sufficienti a produrre materiale per l'incontro di domenica.
[Vogliamo i nomi! Stila la lista ideale di bloggers che avresti voluto vedere sul palco al posto nostro domenica scorsa. Forse il risultato non sarebbe cambiato molto e, ripeto, forse non era quello l’intento.]
sono andata quindi a rileggere a posteriori qualche paragrafo dai blog selezionati per capire la tua scelta, e mi hanno stupita per l'assoluta assenza di caratteristiche di rilievo che li rendessero speciali rispetto a migliaia di altri [per qualità di scrittura, o impostazione grafica, per le belle foto, o altro ancora].
[Anche in questo caso, vogliamo i nomi. Troppo facile accusare senza puntare il dito.]
capisco poi il tuo desiderio di farli partecipare in prima persona, ma la lettura delle loro parole da parte di una persona capace di rispettare il suono stesso delle parole ed il loro ritmo sarebbe forse stata sufficiente... perché la rete di fatto è parole senza presenza, aloni verbali che [come si è dimostrato, sic.] fuori dal loro contesto perdono gran parte dello spessore.
[Chiamare un lettore mercenario sarebbe stata un’altra mediazione, come quella data dalla rete. Ma poi chi ha mai detto che tutto deve essere perfetto a tutti i costi? La bellezza sta anche in un bicchiere scheggiato.]
ti chiedo cosa possa aver imparato il pubblico da questo: pensa a un bambino che vede ragazzi più che ventenni in difficoltà a leggere poche righe, oltretutto non povere di insulsaggine, misere righe decontestualizzate e stridenti, fuori dalle paginette web cui erano umilmente destinate.
[Forse il pubblico può aver imparato che dietro a questo stupido monitor di merda ci sono delle persone in carne e ossa che si emozionano pure, quando leggono qualcosa di personale in pubblico.]
se è vero che c'è del talento in loro, non è altrettanto vero che si tratti sempre di un talento di scrittura. più probabile che siano questioni diverse legate a vari aspetti della loro intelligenza e della personalità. o che si tratti di un valore di gruppo, riconosciuto da una ristretta cerchia di persone in virtù di un meccanismo di socializzaizone.
[Ma che è ‘sta ricerca del talento? Cos’è questo arrivismo culturale? Perché bisogna sempre fare qualcosa per un determinato fine? Personalmente non ritengo di essere talentuoso, mi diletto soltanto nel fare confusione con le lettere senza voler arrivare da nessuna parte, per divertimento, non per la gloria degli allori.]
non capisco perché, tu che sai scrivere e conosci il suono delle parole, non hai voluto o saputo mettere insieme una serie di scritti che dessero atto ai blog di produrre ANCHE letteratura. perché poi non chiamare qualcuno che fosse in grado di restituire a quelle stesse parole una dignità musicale attraverso una lettura dignitosa?
[Non tutti hanno la pretesa di rendere evento un’opera d’arte.]
perdonami se puoi la durezza di questa lettera. mi preme dire la verità [?], perché trovo importante che certe occasioni non vadano sprecate. soprattutto che certi fenomeni trovino un dimensionamento reale; perché se è vero che con i blog tutti scrivono di più, è vero anche che la stragrande maggiornaza di loro scrive male e scrive per coprire un nulla di pensiero che troverebbe una risposta sicuramente migliore nella lettura, anziché nell'esternazione incondizionata quanto incosciente.
[Grazie per i complimenti e per i consigli. Forse hai ragione, meglio che torni alla mia stupida vita, vissuta male e senza speranza. Forse è meglio che mi tolga la vita, quanto sono inutile.]
non voglio denigrare ciò che sta succedendo, anzi. [noooo!] partecipo con curiosità e una certa dose di entusiasmo nel sostenere la buona scrittura e la divulgazione delle idee. ma allo stesso tempo non posso pensare di non pormi criticamente dinanzi allo spreco, alla svalutazione ed alla sopravvalutazione, che sembrano essere sport abbastanza comuni di questo tempo, non solo per ciò che concerne le parole, ma anche relativamente alle immagini e sopra ogni altra cosa, per il senso che si va disperdendo.
[Un colpo al cerchio e un colpo alla botte, insomma. Il senso è già disperso, non c’è nulla da fare, più.]
so che organizzare eventi non è semplice, ma mi domandavo cosa sia meglio: se fare le cose penalizzando il messaggio complessivo, come è successo domenica, oppur se aspettare fintanto che non si è sicuri di riuscire a valorizzare ciò che si ama attraverso l'evento in questione.
[Quindi sperimentare, ogni tanto, è male? Meglio l’attesa? E di cosa? Meglio l’immediatezza, la sporcizia, l’inesattezza.]
sono discorsi lunghi e si finisce spesso per affermare le solite banalità:
[Giustissimo! Io sono per la banalità, comunque.]
nel tentativo di non farlo mi aiuto con la musica, o con percorsi verbali di qualità: servono da boe [colorate e saporite!] nel mare troppo spesso insipido dei media.
[Hai tutta la mia sviscerata ammirazione. Ma la qualità da cosa è data?]
sperando di non esser stata offensiva
un saluto
[Offensiva? Ma quando mai? Piuttosto, mi raccomando le maiuscole a inizio frase. Ciao!
al3sim]
